Filosofo e critico d’arte

2005

Artista eclettico Umberto Pettinicchio, negli anni ha sperimentato materiali e visitato le scoperte delle avanguardie e delle transavanguardie, mantenendo un piglio personalissimo che non lo confondesse con nessuna moda dell’arte o del designer.
Quest’ultima produzione sembra occhieggiare i colori della tavolozza di Mirò o estrapolare le forme di Arp e di Brancusi, in realtà, chi ha seguito lo sviluppo artistico del maestro può chiaramente vedere la scrittura di un’altra pagina di un diario personalissimo che raccoglie trent’anni di meditazione e di sperimentazione del mondo pittorico.
L’uso di colori e forme pure permettono un dialogo preciso tra gli elementi della composizione. Le contaminazioni sono dichiarate ed evidenti, le forme di queste pitture dialogando tra loro si contaminano, si decompongono e si muovono in una relazione strutturalista. All’avanzare degli azzurri equivale il preciso retrocedere dei gialli, all’avanzare del cerchio il rettangolo concede la rigidità di un lato che si trasforma in arco.
Questo dialogo coinvolge anche forma e sfondo che concedendosi spazi reciproci si contaminano fino a trasformarsi, a volte, una nell’altro.
Colori e forme pure hanno quindi il compito di mostrare, nell’evidenza percettiva del fare pittorico, questa grammatica del dialogo, le regole di un possibile ascolto tra entità che pur riconoscendosi una propria particolarità vogliono correre il rischio della socializzazione, monadi che procurandosi gli strumenti atti alla comunicazione corrono il rischio della dispersione.
Il dialogo tra gli elementi presuppone la contaminazione; lo sfondo che si fa forma ed il suo inverso, una forma che dialogando con un’altra forma si tras-forma. La sua patologia è la “con-fusione” dove gli elementi perdendo i limiti del loro contenimento diventano qualsiasi altra cosa.
Solo elementi puri possono permettersi il dialogo e l’incontro senza correre il rischio della fusione. La geometria del rettangolo è perfettamente riconoscibile anche se un suo lato si è trasformato in un arco; essi si sono contaminati ma non si sono con-fusi, ognuno può portare all’altro la propria specificità e l’altro può cogliere il diverso senza disperdersi.
La pittura di Pettinicchio fa un salto epistemologico rispetto ai canoni delle discipline pittoriche, ai conosciuti esempi delle lezioni di Kandisky e di Klee; in questa semiotica dell’arte fa capolino la dialettica hegeliana e il suo sviluppo filosofico e sociologico.
Umberto Pettinicchio ci racconta una storia complicatissima nella semplicità e nella gioia di permettere a colori e forme di vivere e dialogare nel magico mondo evocato da una tela bianca.